mercoledì 12 dicembre 2012

“Ricostruire la democrazia”, una proposta super partes


Due super esperti del settore elettorale, il noto storico e politologo Giorgio Galli e lo specialista in Scienze Politiche Daniele Vittorio Coméro, nel loro ultimo libro Ricostruire la democrazia, edito da Marco Solfanelli, scendono in campo per presentare un sistema elettorale da essi messo a punto, che dovrebbe mandare in pensione, finalmente, i famigerati “porcellum” e “mattarellum” che hanno messo in ginocchio la democrazia nel nostro Paese.
Siamo ormai in dirittura d’arrivo per le prossime elezioni politiche del 2013, ma  il Parlamento e le forze politiche stanno discutendo di meccanismi molto elaborati e poco comprensibili al grande pubblico, per cui la scelta della nuova legge è diventata una moderna “tela di Penelope”, da tessere di giorno e disfare di notte, per rimandare il più possibile le modalità di scelta dei nuovi rappresentanti. In questo quadro si inserisce la necessità di «ricostruire la democrazia», come recita il titolo del volume di Galli e Coméro.
I due studiosi propongono una legge elettorale equa, innovativa e rispettosa della sovranità popolare, studiata appositamente per  superare l’attuale, imbarazzante stallo politico. In effetti, la storia di questi ultimi vent’anni ha dimostrato che chi ha messo mano alle leggi elettorali per trarne profitto immediato è stato poi punito dai risultati: nel 1993 l’onorevole Sergio Mattarella (DC) inventò il maggioritario all’italiana, che invece permise la vittoria di Berlusconi nel 1994; nel 2005 l’onorevole Calderoli (Lega) inventò il tuttora vigente “porcellum”, che ha determinato la vittoria della sinistra e il naufragio dei proponenti (UDC, FI, AN e, appunto, Lega).
Chiediamo dunque agli Autori qual’è l’idea di fondo del loro progetto: «È quella», risponde Daniele Coméro, «di impiegare il sistema proporzionale per la formazione della rappresentanza parlamentare, e il sistema maggioritario per un voto dedicato al governo, con una apposita scheda. Quindi, alle due schede classiche per la Camera e per il Senato, sulle quali apporre la scelta del partito con le eventuali preferenze, si aggiungerebbe una terza scheda cui è affidata una funzione ben precisa: decidere la squadra di governo».
Cosa troverebbero, gli elettori, su questa terza scheda? «Troverebbero le liste che gareggiano per formare il Governo, con riportati i nomi dei candidati per ogni circoscrizione. Così l’elettore, quando si troverà nella cabina elettorale, potrà scegliere le candidature a suo giudizio più indicate al compito, assegnando ad esse una preferenza. La lista che ottiene più voti vince con una squadra di eletti selezionata dagli elettori, e non più dai dirigenti di partito». Una riforma, quella proposta dai due Autori, in grado di chiudere la triste agonia della “seconda Repubblica” e di aprire una fase nuova nella politica italiana, facendo sentire la vera voce dei cittadini.
(Luciano Garibaldi)


lunedì 3 dicembre 2012

Imprigionati dalla rete (di Federica Lento, www.bottegascriptamanent.it)

Imprigionati dalla rete
di Federica Lento
Solfanelli presenta un’analisi accurata sui rischi del web
Entrare in libreria, scorrere distrattamente tra i titoli che il mercato culturale ci propone e fermarsi incuriositi, forse anche un po’ punti nell’orgoglio, nel leggere su una copertina un insolito e inaspettato «informatissimi idioti». Di sicuro effetto, il binomio aggettivo-sostantivo utilizzato dal sociologo Franco Ferrarotti punta l’attenzione del lettore su un’analisi acuta di quello che la nostra società sta diventando. Non si tratta di un insulto gratuito: il termine “idioti” è da intendersi come “prigionieri nel web”; dalla versione più antica, il greco idiòtes, cioè “privato”, si è arrivati, in epoca romana e moderna, al significato di “inesperto”, “incolto”, in contrapposizione a colui che occupava e occupa una carica pubblica e quindi “colto”, “capace”, “esperto”. Rispetto a questa competenza dell’erudito, Ferrarotti oppone l’incompetenza dell’assiduo frequentatore della rete, quella che informa senza formare e che rende l’essere umano schiavo di un mondo virtuale. Più che una servitù volontaria, si tratta di una vera e propria rinuncia alla libertà personale. L’autore, nel suo saggio Un popolo di frenetici informatissimi idioti (Solfanelli, pp. 104, € 9,00), parla degli individui contemporanei come di una generazione che si tuffa consapevolmente e volontariamente nella prigionia, sottoponendosi al servizio di sconosciuti padroni della nostra quotidianità con la smania di chi pensa di aver ottenuto piena libertà di espressione.


La rete globale che ci imprigiona e ci rende soli
La disponibilità di accesso al web dà l’impressione di una grande libertà d’azione, invece nasconde trappole letali, peggiori di qualsiasi divieto di espressione. La rete è diventata una sorta di Panopticon contemporaneo, quel carcere prototipo ideato nel 1791 dal filosofo Jeremy Bentham. L’idea alla base del Panopticon (che tutto fa vedere) era quella che un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento, portando alla percezione, da parte dei detenuti, di un’invisibile onniscienza del guardiano, che li avrebbe condotti a seguire sempre la disciplina, con il risultato di avere un unico modo possibile di comportamento, trasformando così indelebilmente il loro carattere.
Il mostro dell’omologazione, denunciato da Pier Paolo Pasolini in tempi non ancora sospetti, controlla il comportamento, le opinioni, i desideri, le inclinazioni e il pensiero di milioni di persone senza essere visto. La sottomissione volontaria al nuovo Panopticon, tuttavia, non è dovuta al bisogno di nitidezza e razionalizzazione, ma al desiderio di ritrovare una condizione di condivisione che è venuta a mancare nella società postmoderna, come risultato dell’indebolimento dei legami personali. È la voglia di comunità e comunicazione, di far parte di un tutto e di essere riconosciuti come individui, che spinge a ricercare nella rete ciò che è andato perduto nella realtà quotidiana: «Un’intera generazione che appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tempo reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare» la definisce Ferrarotti.
La critica che muove il professore all’eccesso di informazione-disinformazione della rete è il fatto di essere un fenomeno incontrollato e incontrollabile: «Internet, priva della critica delle fonti, è la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui gli individui vanno quotidianamente affondando». La rete globale semplifica i processi costruttivi e linguistici e lo sviluppo di un pensiero critico, sottraendosi a un maggiore impegno mentale. Il rischio in cui incorre chi si informa e si forma esclusivamente con Internet è quello di non essere in grado di distinguere le informazioni vere da quelle fasulle, rimanendo comunque da solo nella sua illusoria ricerca di conoscenza e condivisione.

Il lutto di un’intera società
Nella società “liquida” che ha contraddistinto e forse segna ancora la nostra epoca (come sappiamo, la discussione sulla fine del postmoderno è tuttora aperta), si susseguono una serie di “morti” che gettano nel lutto l’umanità. La morte del pensiero e con essa del poter pensare; la morte dell’oggetto libro, con le case editrici che da luoghi di artigianato si muovono sempre più freneticamente verso una spersonalizzata catena di montaggio della cultura; la morte della vita attiva, dove i giovani da «ragazzi di vita», come li definiva Pasolini, si trasformano in passivi spettatori davanti a uno schermo; la morte del concetto di qualità, sostituito da quello prepotente della quantità dove non è importante il “cosa si conosce” ma il “quanto sommariamente se ne ha idea”; la morte dell’università che da struttura selettiva è diventata di massa, in cui il valore dell’individuo singolo perde di significato; la morte della memoria, perché ormai non c’è più nulla da ricordare e tutto ciò che c’era da raccontare è stato detto.
La soluzione auspicata da Ferrarotti consiste nella sintesi tra cultura umanistica e cultura scientifica, da ricercare «in uno spirito critico che non confonde la funzione con la funzionalità», garantendo la capacità di valutazione critica globale delle situazioni storiche specifiche, in base ad una nuova commistione tra umanesimo e tecnica. Per sviluppare questo senso critico bisogna dunque riprendere coscienza di sé, dei valori del singolo, delle eccellenze, allontanarsi dalla pericolosa tentazione costante della massificazione e del conformismo che i nuovi media ci servono. Il saggio di Franco Ferrarotti, con il suo titolo volutamente provocatorio, ci sprona a farlo.

Federica Lento

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 64, dicembre 2012)

martedì 27 novembre 2012

Novità: RICOSTRUIRE LA DEMOCRAZIA di Giorgio Galli Daniele Vittorio Comero (Edizioni Solfanelli)


Le conquiste sociali e politiche del secolo scorso, in primis, la sovranità popolare e il suffragio universale, frutto del lungo percorso iniziato in epoca illuminista, sono oggetto di continui tentativi di esproprio.
In campo politico, in questi ultimi decenni, ci sono state almeno due tentativi: nel 1993 con la legge elettorale detta “mattarellum” (collegio uninominale e liste bloccate) e nel 2005 con il “porcellum”, il famigerato sistema elettorale che ha reso il Parlamento un’assemblea di nominati. Un passo indietro nella storia, di oltre centocinquanta anni.
La scelta della nuova legge è diventata una moderna “tela di Penelope”, da tessere di giorno e disfare di notte. Se la metafora storica è quella giusta, allora c’è da aspettarsi il ritorno di Ulisse, per liberare il “Palazzo”.



Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero
RICOSTRUIRE LA DEMOCRAZIA
La “tela di Penelope” delle riforme elettorali 
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-789-5]
Pagg. 136 - € 11,00

http://www.edizionisolfanelli.it/ricostruirelademocrazia.htm

domenica 28 ottobre 2012

L'INFORMAZIONE DIETRO LE SBARRE

IN REALTÀ, siamo di fronte a un popolo di informatissimi, frenetici idioti che sanno tutto e non capiscono nulla. ( da "Un popolo di frenetici informatissimi idioti" di Franco Ferrarotti - Edizioni Solfanelli, 2012 - pag. 10) Mentre il Parlamento si attarda nell'esame del disegno di legge che dovrebbe riformare la normativa sulla diffamazione a mezzo stampa, dopo la controversa condanna del direttore del «Giornale» Alessandro Sallusti a quattordici mesi di reclusione per omesso controllo, riaffiorano fra gli stessi parlamentari dubbi, perplessità e riserve mentali sull'opportunità di estendere o meno le stesse regole all'informazione on line. Non c'è motivo per dubitare che la decisione assunta dalla Commissione Giustizia del Senato di trasferire la discussione sul provvedimento dalla sede deliberante a quella referente, rimettendo quindi l'approvazione definitiva all'assemblea di palazzo Madama, corrisponda - come assicura il senatore Vincenzo Vita (Pd) - alla volontà di «approfondire meglio alcuni punti che rischierebbero di essere di grave nocumento per la libertà d'informazione»: cioè pene pecuniarie altissime, censure, radiazione dall'Ordine dei giornalisti e quant'altro. E questo è senz'altro un impegno più che apprezzabile.Il nocciolo della questione tuttavia è chiaro: occorre abolire il carcere per i giornalisti, come hanno riconosciuto recentemente anche il presidente Napolitano e il ministro Severino, ma non si può rendere impossibile la vita dei giornali e nei giornali. I tempi, i ritmi, le condizioni del nostro lavoro, al servizio dell'opinione pubblica, sono tali da richiedere norme meno severe e più elastiche. Ciò non toglie naturalmente che, fatta salva la buona fede, si debbano tutelare i cittadini dai rischi non solo della diffamazione, ma anche del discredito personale e del logoramento d'immagine.Se tutto questo è vero, l'obiettivo fondamentale di una riforma dev'essere innanzitutto quello di ripristinare l'onore e la reputazione delle persone ingiustamente colpite. Un obbligo di rettifica, adeguata e tempestiva, diventa allora la pena maggiore che si può infliggere al giornalista (e al suo giornale) e nello stesso tempo il risarcimento morale più efficace per il diretto interessato, a cui può seguirne eventualmente uno materiale in proporzione al danno, alla personae alle modalità della stessa rettifica.Ma perché mai questi elementari principii non dovrebbero valere per l'informazione on line? Sappiamo bene che la Rete è il regno virtuale della libertà d'espressione e come tale va assolutamente salvaguardata. E sappiamo anche che un conto sono le testate giornalistiche, un altro conto sono i forum, i blog e via discorrendo.La diffamazione, però, è diffamazione con qualsiasi mezzo o supporto venga commessa: sulla carta stampata, per radio, in televisione, su Internet. Anzi, in quest'ultimo caso, spesso è aggravata dal cosiddetto «contagio virale» che si propaga automaticamente sul web attraverso i motori di ricerca. Non c'è motivo perciò di stabilire differenze di trattamento, a parte ovviamente quelle che derivano dalle rispettive caratteristiche di natura tecnica o economica.La libertà d'informazione, insomma, non può mai diventare libertà di diffamazione. E questo vale per i giornali di carta, per quelli on line e per i blog, termine che - come si sa - deriva dalla contrazione di web-log e sta per «diario in rete». Altrimenti, si rischia di autorizzare una nuova forma di diffamazione telematica all'insegna dell'impunità diffusa.Non si tratta, dunque, di mettere l'informazione dietro le sbarre. Ma piuttosto di stabilire regole valide per tutti coloro che esercitano legittimamente questo fondamentale diritto. Anche i giornalisti e i blogger sono uguali di fronte alla legge. (sabato@repubblica.it)
GIOVANNI VALENTINI

domenica 7 ottobre 2012

RECENSIONE di Piero Vassallo a LA NOTTE DI ROMA


Il coraggio della verità

Giulio Alfano racconta la notte di Roma

 Illustre studioso e interprete delle dottrine politiche, Giulio Alfano esercita, per il diletto suo e dei suoi lettori, una straordinaria abilità a tradurre la conoscenza alta del professore universitario nel coinvolgente e gradevole stile dell'aneddotica.
 Il risultato di una tale felice contaminazione dei generi è una raccolta di memorie evocate per suggerire la riflessione equanime sulla seconda guerra mondiale e sulle ragioni del diritto naturale e pubblicate da Marco Solfanelli editore in Chieti.
 Alfano narra ad esempio la storia di Marion, la giovane svedese, che il 19 luglio del 1943, durante il bombardamento alleato su Roma, si espose al rischio mortale per salvare Romoletto, un bambino che ne conserverà il delicato ricordo e a nostri giorni, quasi settantenne, ogni tanto depone un fiore sulla tomba di lei al Verano.
 Malinconica e la vicenda di Maria Denis, attrice famosa che, per salvare il partigiano Luchino Visconti accettò la corte di Pietro Koch, famigerato torturatore nazista. Un episodio triste, perché Visconti si dimostrò ingrato e meschino rifiutando di riconoscerne il merito di una donna coraggiosa ma emarginata in quanto simpatizzante del regime fascista. 
 Per smentire le accuse dei critici superciliosi, che accusano Pio XII di debolezza nei confronti del nazismo, Alfano ricostruisce la vera storia del piano "Rabat", progettato da Hitler in vista del sequestro e della deportazione del pontefice inviso ai gerarchi tedeschi.
 Hitler pensava che, arrestato e deportato in Germania, il papa "sfibrato da pressioni e forti condizionamenti e sottoposto a continue sollecitazioni, non avrebbe resistito a lungo e non sarebbe stato difficile estorcergli una firma su un documento preparato ad arte".
 Fortunatamente il piano criminale fallì, probabilmente perché l'incaricato della sua esecuzione, il comandante Karl Wolff, non essendo convinto della sua utilità e della sua attuabilità, lo boicottò.
 Al proposito del silenzio di Pio XII, Alfano osserva che "le scomuniche lanciate dai pontefici contro satrapi e dittatori non hanno mai sortito effetto". La condanna di Hitler avrebbe avuto l'effetto di un colpo di testa contro il muro dell'incrollabile fanatismo.
 Interessanti sono anche le notizie che Alfano ha tratto dagli archivi che conservano le verità scomode. Ad esempio la notizia che la Città del Vaticano fu bombardata da apparecchi alleati il 5 novembre del 1943 alle ore 21. Un'aggressione stupida e feroce che sembra compiuta quasi per soddisfare il redattore dell'autorevole Times, che il 27 ottobre del 1942 aveva scritto: "Roma è la sede di un Papa, perché non bombardiamo Roma? Perché permettiamo la distruzione pseudo cattolica della libertà democratica? ... Ininterrottamente ed energicamente la Chiesa Cattolica lavora per la distruzione". 
 Intrigante è anche l'invito che Alfano rivolge agli storici affinché facciano finalmente luce "sul fenomeno costituito dal rifiuto dell'armistizio o più propriamente della resa da parte di estese masse di soldati italiani che, dislocati fuori frontiera all'atto del medesimo, non lo accettarono sentendo che esso avrebbe pregiudicato per sempre l'onore militare italiano ed avrebbe fatto sprofondare l'Italia nel clima dei secoli bui".
 Alfano non è un divulgatore ma un filosofo che racconta con stile piacevole i suoi viaggi nelle memorie che gli storici di scuola non osano esplorare poiché "in questa nostra epoca l'intelligenza è spesso oscurata per una logica del tutto innaturale". 
 Le storie esemplari proposte dall'autore non indirizzano alla revisione dei fatti ma alla loro interpretazione alla luce dei princìpi indeclinabili.
 Nel saggio sulla Roma nazista, le memorie custodite dall'autore diventano il filo conduttore di un racconto che prepara la riflessione sul diritto naturale, misura del qualunque giudizio intorno alle azioni disoneste e/o feroci compiute degli uomini di stato.
 La riduzione del pensiero moderno alla mente bicamerale delle folle in oscillazione tra il bene oggettivo e la sua legale negazione, l'intimo riconoscimento della regalità di Dio e la pubblica obbedienza alla contraria volontà del sovrano politico, costituiscono uno scenario che invoca una via d'uscita.
 Alfano afferma infatti: "la lacerazione tra diritto e morale coinvolge drammatici fatti del passato e dovrebbe diventare ammonimento per il  futuro, è stato il processo di Norimberga a fare luce sul vero significato di questa lacerazione, perché dal punto di vista giuridico [l'osservatorio del sovrano temporale] non poteva essere aperto mancando il riferimento positivo al reato e per di più i vincitori non processano i vinti".
 Malgrado le sue ombre, ad esempio il rifiuto opposto alla difesa del ministro degli esteri tedesco von Ribentropp, che sollecitava la testimonianza del sovietico Molotov sull'alleanza russo-tedesca durante l'aggressione alla Polonia nel settembre del 1939, il processo di Norimberga ha rivelato l'insuperabilità degli ostacoli sovrani che la giurisprudenza laica e illuminata oppone al cammino della giustizia dettata dal vero e unico Sovrano.
 Lestamente gli ambidestri custodi dell'ideologia moderna hanno gettato nel dimenticatoio lo scandalo rappresentato dal diritto naturale dominante a Norimberga. Se non che Alfano rammenta che il diritto naturale è un problema tenuto in vita e continuamente attualizzato dalle aggressioni attuate dal sovrano temporale contro le elementari leggi del vivere civile. 

Piero Vassallo


Giulio Alfano
LA NOTTE DI ROMA
Politica e società civile nella Roma nazista
Presentazione di Massimo Rendina
Edizioni Solfanelli
ISBN-978-88-7497-771-0
Pagg. 88 - Euro 8,00


domenica 16 settembre 2012

Novità: LA NOTTE DI ROMA di Giulio Alfano (Edizioni Solfanelli)


Il presente volume nasce da uno studio condotto sul filo della memoria e della ricerca storica relativamente al breve ma intenso periodo dell’occupazione nazista di Roma.
La città ne emerge come centro nevralgico della ricostruzione, laboratorio di idee e percorsi politici dai risvolti a volte impensati, a partire dal successo della Democrazia Cristiana fino alla stabilizzazione del regime democratico, le lotte sindacali e il fiorire di una nuova atmosfera culturale.
Rivivono nel libro figure mitiche del mondo dello spettacolo, ma anche personaggi dal forte carattere o grandi figure del mondo cattolico, insieme a eventi spesso dimenticati quale quello dell’Operazione Rabat, che vide protagonista Pio XII.
Il difficile momento della crisi del regime fascista, il suo crollo repentino, la solidarietà umana e civile che la città dimostrò nel passaggio dall’occupazione alla ritrovata libertà vengono approfondite storicamente in La notte di Roma, dove trovano anche spazio le memorie delle sofferenze della popolazione in quei giorni atroci.


Giulio Alfano è nato a Roma, dove risiede. Docente di Istituzioni di Filosofia Politica ed Etica Politica presso la facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense, e saggista, ha pubblicato diversi studi sul pensiero politico e sulla storia del movimento cattolico. Collaboratore del "Philosophy Documentation Center "(Ohio, USA), è Presidente dell’Istituto “Emmanuel Mounier-Italia”, dell’Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani, del Movimento Internazionale Interculturale e dell’Associazione “Impegno Cristiano per gli studi Politici”.


Giulio Alfano
LA NOTTE DI ROMA
Politica e società civile nella Roma nazista
Presentazione di Massimo Rendina
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-771-0]
Pagg. 88 - € 8,00

http//www.edizionisolfanelli.it/lanottediroma.htm

lunedì 10 settembre 2012

Novità: UN POPOLO DI FRENETICI INFORMATISSIMI IDIOTI di Franco Ferrarotti (Edizioni Solfanelli)


Il termine “idioti” del titolo non è un insulto gratuito. È da intendersi nel senso etimologico di “circoscritti”, “localizzati”, “irretiti”, “prigionieri nel web”.
È sempre più tardi di quanto si crede.
Ora anche i periodici a grande tiratura (si veda “Newsweek” del 13 luglio 2012) i fini dicitori del giornalismo salottiero e i compunti maggiordomi del potere quale che sia, i vati dell’ovvio e gli specialisti dell’aria fritta se ne vanno accorgendo.
Un’intera generazione — come da almeno trent’anni vado documentando — appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tempo reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. È una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, eccetera, destinata all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa molteplicità e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorità.
Internet, priva della critica delle fonti, è la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui giovani e giovanissimi, adolescenti, ma anche giovani adulti, vanno quotidianamente affondando.
Questo è un grido di allarme che non si fa illusioni. Non sarà ascoltato. Quest’epoca avrà il malessere del benessere che si merita.



Franco Ferrarotti è professore emerito di sociologia all’Università di Roma “La Sapienza”; vincitore del primo concorso bandito in Italia per questa materia; già responsabile della divisione “Facteurs sociaux” all’OECE, ora OCSE, a Parigi; fondatore con Nicola Abbagnano dei Quaderni di sociologia nel 1951; dal 1967 dirige La Critica sociologica; nel 1978 nominato “directeur d’études” alla Maison des Sciences de l’Homme a Parigi; insignito del premio per la carriera dall’Accademia nazionale dei Lincei il 20 giugno 2001; nominato Cavaliere di Gran Croce l’11 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Per le Edizioni Solfanelli ha pubblicato "L’arte nella società" (2007), Premio Anguillara Sabazia 2006 per la sezione saggistica, "Il senso della sociologia" (2008), "Fondi di bottiglia" (2008), "Lettere al Presidente" (2009), "L’immaginario collettivo americano" (2010), "Musica e Società. Il caso Puccini" (2011) e "Il paradosso italiano" (2012).



Franco Ferrarotti
UN POPOLO DI FRENETICI
INFORMATISSIMI IDIOTI
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-781-9]
Pagg. 104 - € 9,00

http//www.edizionisolfanelli.it/unpopolodifrenetici.htm

mercoledì 16 maggio 2012

Presentazione: L'EURO CONTRO L'EUROPA di Roberto de Mattei (Pescara, Sabato 19 Maggio 2012 - ore 10:30)

Organizzato dalla FONDAZIONE "CITTÀ NUOVE" di Renata Polverini

Sabato 19 maggio 2012 alle ore 10:30

nella Sala Commissioni del Comune di Pescara
(Piazza Italia)


PRESENTAZIONE del Libro

L’EURO CONTRO L’EUROPA
Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht

di Roberto de Mattei

Edizioni Solfanelli


Introdurrà Geremia Mancini – Coord. Reg. “Città Nuove”


Interverranno:
Guerino Testa – Presidente Amm. Prov. di Pescara
Americo Carissimo – Giornalista e Docente
Roberto De Mattei – Presidente della Fondazione Lepanto



Scheda del libro:
La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti.

L'Autore:
Roberto de Mattei (Roma, 1948) insegna Storia Moderna e Storia del Cristianesimo presso l'Università Europea di Roma, dove è Preside dell'ambito di Scienze storiche. Giornalista e scrittore, difende i principi e le istituzioni della Civiltà cristiana su numerose pubblicazioni come "Radici Cristiane", "Lepanto", "Corrispondenza romana" e "Nova Historica". Ha fondato e diretto il Centro Culturale Lepanto (1982-2006) e presiede ora la Fondazione Lepanto.

mercoledì 14 marzo 2012

L’Euro ci porta alla bancarotta (di Roberto de Mattei)

Si sovrappongono all’inizio di quest’anno due anniversari: il ventesimo del Trattato di Maastricht, che fu stipulato nella cittadina olandese l’11 dicembre 1991, ma fu ufficialmente ratificato dai Capi di Stato e di Governo della Comunità europea il 7 febbraio 1992; e il decimo anniversario dell’euro, entrato in vigore il 1 gennaio 1999, ma circolante in monete e biglietti dal 1 gennaio 2002.

L’euro è un elemento portante del Trattato di Maastricht, presentato all’opinione pubblica come un accordo di natura economica, che avrebbe visto, in fasi successive la caduta delle barriere doganali, l’istituzione di una Banca Centrale Europea e poi quella di una moneta unica. Tutto questo per ridurre il debito e risanare l’economia europea.

Il vero obiettivo della complessa operazione in realtà non era economico, ma politico. Il progetto prevedeva la liquidazione degli Stati nazionali, sostituiti da nuovi organismi sovranazionali controllati da poteri oligarchici di carattere non solo finanziario, ma soprattutto ideologico, con la “missioneˮ di imporre in Europa la nuova filosofia relativista e i nuovi diritti “postmoderniˮ.

A vent’anni di distanza, il progetto è fallito sul piano economico, ma rischia di riuscire sul piano politico. I fatti sono eloquenti. Sul piano economico l’euro è fallito perché globalmente il debito pubblico della zona euro è aumentato del 26,7% negli ultimi cinque anni. Non si può imporre una moneta unica a Paesi che hanno strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.

Il rischio che ciò che è fallito sul piano economico si realizzi però sul piano politico è dimostrato dai casi recenti dell’Italia e della Grecia, dove due Capi di governo dalle molte analogie, Silvio Berlusconi e Viktor Orban, si sono trovati sotto il medesimo fuoco concentrico. Eletti entrambi con un largo appoggio popolare i due uomini politici hanno cercato di realizzare programmi economici sgraditi agli eurocrati.

Il leader italiano ha subito una serie di attacchi giuridici, mediatici e politici che ne hanno progressivamente eroso il potere. Berlusconi si è debolmente difeso, anche a causa dei suoi interessi aziendali, e la BCE, tra l’estate e l’autunno del 2011, gli ha dato il colpo di grazia, negandogli l’aiuto economico necessario a sopravvivere. Il presidente Napolitano ha chiamato a sostituirlo il prof. Mario Monti, uomo di fiducia delle oligarchie finanziarie ed eurofanatico della prima ora.

Orban, da parte sua, è stato più coraggioso di Berlusconi, perché ha osato affrontare di petto la nomenklatura europea, rivendicando alcuni temi, dalle radici cristiane al diritto alla vita, che Berlusconi si era ben guardato dall’affrontare. L’ira nei suoi confronti è stata maggiore e l’offensiva sarà nei prossimi mesi più violenta.

Gravi tempeste economiche e sociali attendono però i Paesi aderenti all’Unione Europea che, dopo essersi privati dello strumento della politica monetaria, hanno compiuto, nel vertice del 2 marzo, a Bruxelles, un’ulteriore rinuncia alla loro sovranità. Essi infatti, come sottolinea il Andrea Bonanni su “Repubblica” del 3 marzo, «non avranno più veramente voce in capitolo sui saldi di bilancio».

Il compito di sorvegliare il loro debito pubblico è stato affidato alla Corte di Giustizia Europea, le cui sentenze, che prevedono dure sanzioni finanziarie, prevalgono su quelle delle magistrature nazionali. L’unica via di uscita percorribile sarebbe quella di eliminare le cause che hanno prodotto i mali. E le massime responsabilità di questi risalgono proprio a quel Trattato di Maastricht e a quella moneta unica che Mario Monti è stato chiamato a salvaguardare in Italia.

Il caso italiano costituisce un laboratorio in cui i poteri forti sperimentano il futuro dell’Europa. Ma la bancarotta della Grecia è solo una pallida prefigurazione di ciò che ci attende se non si cambierà radicalmente la sciagurata strada fin qui percorsa.

Roberto de Mattei

http://www.corrispondenzaromana.it/editoriale-leuro-ci-porta-alla-bancarotta/

sabato 3 marzo 2012

Presentazione: L'EURO CONTRO L'EUROPA (Firenze, Giovedì 22 marzo 2012, ore 17:00)

Giovedì 22 marzo 2012, alle ore 17.00, presso la sede della Regione Toscana in Palazzo Bastogi, Via Cavour n. 18, nel Salone delle Feste si terrà la conferenza su "L'Europa tra relativismo e poteri forti" con la presentazione del libro di Roberto de Mattei: "L'Euro contro l'Europa" (Solfanelli, Chieti 2012).
Alla manifestazione sarà presente l'autore del libro prof. Roberto de Mattei, docente di Storia moderna e Storia del Cristianesimo all'Università Europea di Roma e Direttore del mensile "Radici Cristiane"; interverranno anche l'editore Marco Solfanelli, il Consigliere Regionale della Toscana Dario Locci e il Direttore di "Controrivoluzione" Pucci Cipriani.

lunedì 27 febbraio 2012

Unione Europea: L’euro contro l’Europa di Roberto de Mattei

Vent’anni fa, l’idea di poter girare l’Europa senza continuare a rivolgersi all’ufficio cambi sembrava meravigliosa; quindici anni fa, dopo l’attacco contro la lira organizzato dallo speculatore George Soros, l’idea di un un’unica valuta europea sembrava mettere al riparo da futuri attacchi della finanza internazionale. Nove anni fa, dopo dodici mesi di euro che di fatto si era imposto con il cambio a mille lire e non a 1930,27, con un conseguente aumento dei principali beni di consumo di quasi il 100%, molti entusiasmi iniziarono a smorzarsi. Ai nostri giorni il gradimento della moneta unica, vista dai più come fonte di sacrifici non ripagati, è al minimo storico.

Roberto de Mattei non ha dovuto aspettare tutto questo tempo per rendersi conto dei problemi che la nuova moneta avrebbe comportato: euroscettico della prima ora, già nel 1992 inviò ai parlamentari europei una lunga lettera aperta in cui sottolineava vari punti negativi del Trattato di Maastricht (1991). Ora tale lettera, di drammatica attualità, è riproposta dall’editore Solfanelli assieme ad altri scritti di Roberto de Mattei sullo stesso argomento (L’euro contro l’Europa. Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht (1992-2012), Solfanelli, Chieti 2012, p. 72, € 7).

La principale domanda che lo studioso si pone è: di quale Europa parliamo? Naturalmente – purtroppo – siamo lontani da quell’Europa sinonimo di Cristianità: l’Europa dei burocrati, anzi, è fondata su radici nichiliste (come ben sappiamo, la semplice menzione delle radici cristiane del nostro continente è stata addirittura rifiutata nella Costituzione europea del 2003 proprio per l’opposizione di due Paesi che al cristianesimo – ed al cattolicesimo in particolare – debbono la propria nascita ed il proprio sviluppo: la Francia ed il Belgio), su una concezione puramente mercantilistica dell’uomo.

Paradossalmente, questo tipo di unione rischia di portare, anziché all’unificazione, ad un «processo di disgregazione degli Stati nazionali: e poiché l’Europa non può prescindere dagli Stati nazionali, che ne costituiscono l’ossatura, la liquidazione di questi Stati equivale alla distruzione dell’Europa condotta in nome dell’Europa stessa!» (p. 13)

Parimenti, l’esproprio della sovranità monetaria postula il successivo esproprio della sovranità politica e giuridica (pensiamo solo al famigerato mandato di cattura internazionale, in base al quale si può essere arrestati ed estradati per un atto commesso nel proprio Paese, dove non costituisce reato, ma che è considerato perseguibile dalla legislazione di un altro Paese aderente). Il fine sarebbe quello di realizzare un «megastato europeo» al cui interno si esistono tanti «microstati regionali», come ha teorizzato da anni la sinistra postmoderna.

Il progetto prevede anche di facilitare la concessione della nazionalità agli extracomunitari, in particolar modo a quelli di religione musulmana, con la conseguente trasformazione dell’Europa in “Eurabia”, come l’ha definita la saggista Bat Ye’or.

Ma il volume proposto da Solfanelli non raccoglie solo interventi del passato – quasi a formare un nostalgico «ve l’avevo detto!» – bensì si spinge fino ai nostri giorni, sottolineando come proprio nell’anno che ha visto le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità italiana, il suo principale incensatore, Giorgio Napolitano, abbia contribuito, con la nomina di Mario Monti, perfetta espressione dei “poteri forti”, all’abbattimento della sovranità politica italiana: «gli stessi “poteri forti” che, per liquidare i sovrani legittimi diedero nell’Ottocento il loro sostegno ideologico e finanziario all’unificazione, oggi vedono nello smantellamento dello Stato nazionale una nuova tappa per realizzare l’utopia della mazziniana Repubblica universale» (p. 51).

Insomma, non c’è via d’uscita dal tunnel che ci porta verso la dissoluzione dell’Europa? La via esiste, se si ci rende conto che è possibile rinunciare a certi dati che la stragrande maggioranza di noi ritiene (a torto) irreversibili: dal Trattato di Maastricht alla stessa moneta unica.

(Gianandrea de Antonellis)

http://www.corrispondenzaromana.it/unione-europea-l%E2%80%99euro-contro-l%E2%80%99europa-di-roberto-de-mattei/

Presentazione: L'EURO CONTRO L'EUROPA (Roma, Giovedì 15 Marzo, ore 18:00)

Abbiamo il piacere di annunciare la presentazione del libro del prof. Roberto de Mattei, L’Euro contro l’Europa (Solfanelli, Chieti 2012). Sul tema del libro, parlerà, oltre all’autore, il noto scrittore e giornalista inglese, John Laughland, ottimo conoscitore delle questioni europee.
L’incontro si svolgerà giovedì 15 marzo alle ore 18 presso la sede della Fondazione Lepanto a piazza S. Balbina 8, Roma.
John Laughland è dottore in Filosofia all’Università di Oxford e ha collaborato ad alcuni dei principali organi di stampa inglesi e americani come “The Sunday Telegraph”, il “Wall Street Journal”, la “National Review”. E’ autore inoltre di molti libri tradotti in varie lingue di critica alle ideologie del nostro tempo. Dirige attualmente l’Institute of Democracy and Cooperation a Parigi.
I partecipanti alla conferenza, come di consueto, potranno porre domande a John Laughland che parla correntemente l’italiano. Seguirà, come d’abitudine, un momento conviviale.

Fondazione Lepanto

mercoledì 22 febbraio 2012

Novità: L'EURO CONTRO L'EUROPA di Roberto de Mattei (Edizioni Solfanelli)


La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti.

Roberto de Mattei (Roma, 1948) insegna Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, dove è coordinatore del corso di laurea in Scienze storiche.
Giornalista e scrittore, difende i principi e le istituzioni della Civiltà cristiana su numerose pubblicazioni come “Radici Cristiane”, “Lepanto”, “Corrispondenza romana” e “Nova Historica”. Ha fondato e diretto il Centro Culturale Lepanto (1982-2006) e presiede ora la Fondazione Lepanto.


Roberto de Mattei
L'EURO CONTRO L'EUROPA
Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-752-9]
Pagg. 72 - € 7,00

http://www.edizionisolfanelli.it/eurocontroleuropa.htm

venerdì 10 febbraio 2012

Novità: L'EURO CONTRO L'EUROPA di Roberto de Mattei (Edizioni Solfanelli)

La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti.



Roberto de Mattei
L'EURO CONTRO L'EUROPA
Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)

Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-752-9]
Pagg. 72 - € 7,00

http://www.edizionisolfanelli.it/eurocontroleuropa.htm